L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei. È causata da una combinazione di fattori: ereditari, genetici, metabolici, alimentari, culturali, sociali e psicologici che hanno ripercussioni nella ingestione esagerata di cibo.

Si parla di obesità quando l’eccesso di peso supera del 20% il peso ideale. Il parametro più semplice e per definire il grado di obesità è l’Indice di Massa Corporea (IMC), che si calcola, peso espresso in Kg diviso l’altezza al quadrato in m. Quando il risultato è compreso tra 25.0 e 30.0 indica che si è in sovrappeso, quando supera 30.0 si parla di obesità, più o meno grave in base a di quanto supera 30. Si ritiene che al di sopra di un certo peso corporeo la si debba considerare una patologia cronica al pari del diabete, dell’ipercolesterolemia o dell’ipertensione arteriosa. Queste condizioni peraltro sono tra di loro strettamente collegate, in quella che viene definita sindrome metabolica, che è una conseguenza dell’accumulo di grasso corporeo.

Le persone obese vanno incontro a una serie di problemi di salute, anche gravi, oltre ad una qualità di vita compromessa1. L’obesità, pertanto, è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare nonché di salute pubblica nel mondo.

L’obesità sta emergendo sempre di più anche nei giovani e ciò è stato ultimamente discusso in occasione del Congresso Europeo di Cardiologia a Barcellona, dove uno studio condotto dal Prof.. Peter Schwandt in Germania ha studiato bambini e adolescenti seguiti attraverso un programma PEP (Prevention Education Program-Family heart study). Ai partecipanti sono stati misurati pressione arteriosa, IMC, circonferenza vita, rapporto vita-altezza, spessore della plica cutanea e percentuale di grasso corporeo. I dati emersi indicano che i bambini/adolescenti classificati in sovrappeso avevano dei valori di pressione arteriosa ai limiti della normalità, altri classificabili come soggetti ipertesi2. Pertanto curare l’obesità significa anche ridurre il rischio di andare incontro a problemi di salute che possono essere ben più gravi di qualche chilo in più.

Tuttavia un recente editoriale comparso su British Medical Journal3 sottolinea come l’approccio medico tradizionale per la terapia dell’obesità, centrato essenzialmente sulla bilancia, rischi di essere poco efficace perché non è l’unico obiettivo da raggiungere. Si pensa che l’obesità sia esclusivamente causata da una eccessiva assunzione di cibo, in realtà alcuni obesi non mangiano più calorie di una persona normopeso, ma il loro organismo le utilizza ed immagazzina in maniera diversa4. Il paziente non deve essere visto solo come un “numero di chili”, ma in modo più complesso che considera la persona e il suo rapporto con il cibo. Da ciò l’importanza di rivolgersi a specialisti che possano dare le indicazioni giuste di trattamento, secondo il tipo e il caso specifico. Inoltre, diete drastiche o che implicano un regime troppo rigido possono portare alla perdita di controllo e conseguente assunzione calorica non programmata né controllata. L’obiettivo di una dieta e di una rieducazione alimentare è proprio l’acquisizione della capacità di controllarsi che permette di uscire dai fallimenti e dai sensi di colpa.

L’approccio al paziente deve essere globale considerando anche l’aspetto psicologico, il paziente ha spesso una personalità fragile, depressa e con bassa autostima. È necessario che il paziente partecipi attivamente alla terapia, prendendo coscienza del problema, che non è solo estetico, ma anche al malessere psicologico causato dai chili di troppo che portano a limitare la vita sociale e al vuoto depressivo che spesso vengono colmati con il cibo.

L’obiettivo è il miglioramento della qualità della vita e del benessere psico-fisico dell’individuo, che è la condizione fondamentale per condurre una vita sana, ponendo al centro di qualsiasi strategia terapeutica o percorso decisionale la persona in quanto tale con i suoi “numeri” ed emozioni.

Bibliografia

  1. Steven B. Heymsfield, M.D., and Thomas A. Wadden, Ph.D., Mechanisms, Pathophysiology, and Manegement of Obesity Steven B. N Engl J Med 2017; 376:254-266, January 19, 2017.
  2. Schwandt P, von Eckardstein A, Haas GM. Percentiles of percentage body fat in German children and adolescents: an international comparison. Int J Prev Med. 2012 Dec;3(12):846-852.
  3. Sturgiss E, Jay M, Campbell-Scherer D, van Weel C. Challenging assumptions in obesity research. BMJ. 2017 Nov 22;359:j5303. doi: 10.1136/bmj.j5303.
  4. Michael D. Jensen, Donna H. Ryan, Caroline M. Apovian, Jamy D. Ard, Anthony G. Comuzzie, Karen A. Donato, Frank B. Hu, Van S. Hubbard, John M. Jakicic, Robert F. Kushner, Catherine M. Loria, Barbara E. Millen, Cathy A. Nonas, F. Xavier Pi-Sunyer, June Stevens, Victor J. Stevens, Thomas A. Wadden, Bruce M. Wolfe and Susan Z. Yanovski, 2013 AHA/ACC/TOS Guideline for the Management of Overweight and Obesity in Adults A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Practice Guidelines and The Obesity Society

Lucia Martinese

Specializzanda in Cardiologia - Università degli Studi di Firenze

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