Si è visto che i pazienti con COVID-19 hanno un aumentato rischio trombotico, in particolare coloro che sono ricoverati in terapia intensiva. Per questo, gli esperti concordano sull’uso di eparine a basso peso molecolare (EBPM) come profilassi. Tuttavia, permangono dubbi su quale sia la dose migliore.

Grazie a un trattamento anti-piastrinico, e in particolare all’infusione nei topi di anticorpi anti-GpIb, alcuni ricercatori hanno osservato trombi con meno fibrosi e un minor ispessimento delle pareti vascolari. Potrebbe trattarsi di una soluzione promettente per prevenire la sindrome post trombotica.

Negli Stati Uniti l’arruolamento di questo sottogruppo è stato messo in pausa in attesa di verificare vantaggi e svantaggi della somministrazione dei farmaci per fluidificare il sangue.

L’RNA delle piastrine potrebbe essere un marcatore efficace per diagnosticare precocemente alcune neoplasie. I risultati di un primo studio sono stati presentati dal Prof. Wurdinger al recente XXVI Congresso Nazionale SISET.

Utilizzare il sangue di una persona guarita per combattere un virus è una tecnica conosciuta e utilizzata da anni. All'ultimo congresso SISET si è discusso se la trasfusione può essere utile anche per la pandemia in corso.

L’indicazione all’utilizzo di farmaci anticoagulanti è sempre subordinata alla valutazione di un bilancio rischi/benefici, che tenga conto del rischio trombotico contingente e del rischio emorragico intrinseco al paziente e legato al tipo di anticoagulante proposto.

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