Lo studio PEDIS, appena pubblicato sul Journal of Thrombosis and Haemostasis, ha messo in evidenza come la recente insorgenza di severa dispnea da sforzo possa essere un sintomo indicativo di embolia polmonare in una elevata percentuale di pazienti.

Lo studio CELEST ha documentato che l’utilizzo routinario di calza elastica a compressione minore (25 mmHg) può essere efficace come quella a compressione più elevata (35 mmHg) per la prevenzione della sindrome post-tromboflebitica. Il risultato è legato alla maggiore aderenza alla terapia elastocompressiva nel gruppo di pazienti che indossavano una calza più “leggera”.

Questa condizione, caratterizzata da trombosi spesso in sedi inusuali, si intercetta meglio con i test di tipo ELISA e non con i rapidi.

Uno studio internazionale si propone di dimostrare che 2,5 mg al giorno di questo anticoagulante orale diretto sia non inferiore alla dose completa per la prevenzione delle recidive della trombosi e che sia superiore in termini di sicurezza. L’obiettivo è arruolare almeno 1.700 pazienti.

Per la prima volta è stato dimostrato su larga scala, in pazienti del mondo reale, che gli anticoagulanti orali diretti possiedono un’efficacia equiparabile a quella del warfarin con un più vantaggioso profilo di sicurezza anche nella terapia di questa patologia.

Un recente studio ha dimostrato la superiorità degli antagonisti della vitamina K in questa popolazione.

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