Le emorragie sottocongiuntivali spaventano e fanno impressione, ma fortunatamente non sono pericolose. Quando ci si guarda allo specchio e si vede un occhio, in parte o completamente, rosso di sangue non dobbiamo allarmarci. Un colpo di tosse, uno starnuto particolarmente violento possono causare una emorragia nell’occhio.

Niente paura, non ci sono ripercussioni sulla vista.

Quando un vaso sanguigno, appena sopra la superficie bianca dell’occhio, si rompe, si verifica una emorragia; questo avviene quando si ha un cambiamento estemporaneo della pressione venosa, che può essere dovuto a uno sforzo, come il sollevamento di un carico particolarmente pesante o anche a malattie che provocano tosse, starnuti e vomito.

“Nella maggior parte dei casi le emorragie sottocongiuntivali non danno alcun dolore, non causano alcun cambiamento nella visione e non necessitano di terapie. – Spiega il Dr. Gianluca Villa, Responsabile Struttura Semplice Oculistica P.O. Saronno, ASST Valle Olona – Il riassorbimento del sangue dipende dall’entità del versamento: possono essere necessari da un paio di giorni a circa due settimane, nei casi in cui sia particolarmente abbondante. Tipicamente le emorragie cutanee cambiano di colore, passando dal blu al verde al giallo durante il riassorbimento. Al contrario, le sottocongiuntivali essendo la congiuntiva una membrana molto sottile che permette l’ossigenazione continua del sangue stravasato, non cambiano colore rimanendo sempre rosse. Quando è particolarmente abbondante l’unico disagio può essere una sensazione di corpo estraneo dovuta alla distensione della congiuntiva, che tende ad asciugarsi e che può essere trattata con delle semplici lacrime artificiali lubrificanti”.

Una volta che si ha avuto una emorragia, è possibile che, nei primi tempi, questa si ripresenti nello stesso capillare, in quanto risulta più fragile. “Questo non deve preoccupare e non ha alcuna influenza negativa sulla vista. – Chiarisce il Dr. Villa - L’unica attenzione è cercare di controllare gli sforzi che fanno aumentare la pressione venosa”.

I pazienti in terapia anticoagulante cronica non hanno maggiori rischi di presentare un’emorragia sottocongiuntivale rispetto a chi non è in terapia e non ci sono differenze tra coloro che assumono warfarin o gli anticoagulanti di nuova generazione. “La raccomandazione è quando si prende il warfarin è sottoporsi al controllo dell’INR e stare attenti a rimanere nel range. - Continua il Dr. Villa – Per evitare eventuali emorragie sottocongiuntivali particolarmente abbondanti”. In ogni caso non bisogna preoccuparsi: il riassorbimento del sangue avviene sempre senza alcuna conseguenza alla vista.
Qualora un paziente in terapia anticoagulante debba sottoporsi a un intervento di chirurgia oculare, nella maggior parte dei casi non è necessario sospendere il farmaco. Infatti l’anestesia più utilizzata è quella topica, che prevede l’utilizzo di gocce oculari. In particolare l‘intervento di cataratta e gli interventi di correzione dei difetti visivi come la miopia che si effettua con il laser ad eccimeri prevedono un’anestesia topica. - Conclude il Dr. Villa - “Solo nei casi di chirurgia oculare maggiore, come nei distacchi di retina o anche nell’intervento di cataratta quando si pensa che il paziente possa non essere collaborante, si utilizza l’anestesia peribulbare, in cui l’anestetico viene somministrato all’interno dell’orbita, ricca di vasi sanguigni, è necessario sospendere gli anticoagulanti orali”.

Livia Gamondi

Redazione

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