Un piccolo “tappo di champagne” inserito all’interno del cuore permette di risolvere la fibrillazione atriale non valvolare in pazienti che non possano essere sottoposti a terapia anticoagulante.

In gergo si chiama chiusura dell’auricola sinistra e consiste nel “tappare” questa camera, un residuo della nascita che si trova nell’atrio sinistro del cuore. Non serve nella vita adulta ma al suo interno si forma il 90% dei trombi che provocano l’ictus.

Da qualche anno anche in Italia alcuni centri specializzati praticano questo intervento che consiste nel posizionare un dispositivo all’ingresso dell’auricola per impedire a eventuali coaguli di fuoriuscire. «Si tratta di un intervento una tantum praticato spesso in chi non tollera bene la terapia anticoagulante oppure ha delle controindicazioni all’assunzione – spiega Giulio Molon, responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia e di Cardiostimolazione dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona –. L’intervento dura circa un’ora, di solito in anestesia generale, e si accede al cuore tramite la vena femorale destra. Una volta all’interno dell’organo, si raggiunge l’auricola attraverso il forame ovale, si posiziona la protesi e la si ruota per sganciarla dal cavettino meccanico cui è ancorata».

In Italia sono due i dispositivi disponibili: Watchman e Amulet, con indicazioni differenti.
Nel nostro Paese sono stati eseguiti circa 1.000 interventi, di cui 85 al Sacro Cuore di Negrar: «La procedura è relativamente semplice, ma molto delicata – sottolinea Molon –. L’auricola è molto piccola e ha pareti fragili. Occorre saper usare bene la strumentazione e far sì che il dispositivo aderisca in modo ottimale nel momento in cui viene sganciato».
A questo si aggiunge il team di professionisti presenti in sala operatoria: «Nel mio caso, accanto a me, che sono elettrofisiologo, ci sono sempre un emodinamista e la mia ecocadiografista più esperta – rileva Molon –, così come raccomandato dalle linee guida stilate da alcune società scientifiche. Credo che il lavoro di squadra sia la chiave vincente».

Negli anni sono stati realizzati alcuni studi costo-efficacia in diversi sistemi sanitari. In generale emerge un potenziale vantaggio della chiusura dell’auricola sinistra rispetto alla terapia anticoagulante nel lungo periodo. In particolare, il Sistema sanitario italiano ha confrontato l’intervento di chiusura dell’auricola con il trattamento con singolo antiaggregante o con nessun farmaco nei pazienti con controindicazioni alla TAO. Il quadro emerso è a favore della chiusura dell’auricola con un vantaggio che si attua a tre anni a causa dell’aumento dei costi per disabilità secondaria a ictus nei pazienti trattati con antiaggregante.

Il dispositivo tuttavia non è un’alternativa completa alla terapia anticoagulante, ma l’indicazione è di prescriverlo solo a chi ha seri problemi con i NAO o i farmaci AVK. Due differenti studi presentati l’anno scorso al meeting dell’European Heart Rhythm Association (EHRA) hanno infatti evidenziato come talvolta si formino dei trombi dopo il posizionamento del dispositivo (con maggior frequenza nei pazienti con una storia di ictus ischemico).



Bibliografia

  1. Fauchier L. et al. Thrombus formation on device in patients with atrial fibrillation after left atrial appendage occlusion for stroke prevention in a multicenter analysis. 

Schmidt B. et al. The Influence of post-implant antithrombotic drug therapy on the incidence of device thrombus and stroke in the AMULET-Registry Study.


Michela Perrone

Redazione anticoagulazione.it

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