I pazienti in terapia anticoagulante dovrebbero esercitare una certa prudenza nei confronti degli integratori, poiché potrebbero interferire con i farmaci, siano essi AVK o NAO. Allo stato attuale, infatti, non disponiamo di studi scientifici sufficientemente approfonditi per ogni singola sostanza disponibile sul mercato e per le sue interazioni con le terapia anticoagulanti.

Si tratta di alterazioni della coagulazione del sangue (congenite ed ereditarie, oppure acquisite) che costituiscono un fattore di rischio per patologie trombotiche, più spesso venose.

Un piccolo “tappo di champagne” inserito all’interno del cuore permette di risolvere la fibrillazione atriale non valvolare in pazienti che non possano essere sottoposti a terapia anticoagulante.

Se pensate che i vari contapassi e gli orologi che misurano le funzioni vitali siano il futuro, sappiate che sono già il passato. La nuova frontiera del monitoraggio corporeo passa per dispositivi indossabili molto diversi e sempre più piccoli.

Le terapie odontoiatriche durante trattamento con anticoagulanti orali destano spesso grande preoccupazione per il timore di sanguinamenti incontrollati. Questa preoccupazione non è in realtà giustificata e la gran parte delle procedure odontoiatriche possono essere effettuate senza modificare il trattamento anticoagulante in corso.

Un grande numero di pazienti, solo in Italia oltre un milione, riceve trattamenti anticoagulanti a lungo termine per la prevenzione del tromboembolismo venoso, delle complicanze cardioemboliche (stroke ed embolie arteriose periferiche) nella fibrillazione atriale e nelle patologie delle valvole cardiache (valvulopatie e protesi valvolari).

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