Il Centro TAO di Ponte a Niccheri (Firenze) ha chiuso i battenti qualche giorno fa e sono a rischio anche quelli di Torregalli e di Borgo San Lorenzo, sempre a Firenze. La motivazione? Manca il personale.

La conseguenza è che gli oltre 2.000 pazienti seguiti da questi centri saranno abbandonati a loro stessi e si vedranno costretti a rivolgersi alla medicina di base senza che ci sia stata un’adeguata preparazione dei medici di famiglia.
In un comunicato l’AIPA evidenzia come probabilmente molti di questi pazienti saranno invitati a cambiare la loro terapia, passando dal coumadin agli anticoagulanti orali diretti che richiedono un minor monitoraggio. A farne le spese saranno le casse del Servizio sanitario nazionale: i farmaci di nuova generazione sono infatti più costosi della terapia antagonista della vitamina K: “Per risparmiare sull’assunzione di qualche medico si farà lievitare la già elevata spesa farmaceutica!”, lamenta ancora l’AIPA fiorentina, che promette di vigilare su ciò che succederà e lancia una raccolta firme per opporsi alla chiusura dei Centri.

In Toscana si stima che siano 50.000 le persone che seguono una terapia anticoagulante. I 14 Centri di Sorveglianza attivi ne intercettano circa 15.000, mentre gli altri non hanno percorsi chiaramente stabiliti per la gestione del trattamento.
Nel 2008 la Regione ha cercato di definire i requisiti minimi di sicurezza e qualità necessari per una corretta gestione di questa terapia per tutti i pazienti con una delibera emanata in seguito al progetto FARMAMEMO che aveva come slogan “Scritto è meglio!”. Questo per sottolineare la necessità di mantenere una traccia scritta dei vari passaggi del processo di gestione della terapia: dal risultato di laboratorio al dosaggio giornaliero del farmaco. Tutti i pazienti dovrebbero infatti ricevere, come avviene abitualmente per quelli seguiti nei Centri TAO, un calendario scritto in cui giornalmente sia indicato, in maniera facilmente comprensibile, il dosaggio del farmaco. La delibera prevede inoltre che sia garantita la continuità di cure tra l’ospedale, dove solitamente viene prescritta per la prima volta, e il medico che assisterà il paziente dopo la dimissione e che il paziente venga bene informato su come condurre la terapia e sui rischi ad essa connessi.
Da un’indagine AIPA condotta qualche anno dopo l’emanazione della delibera, tuttavia, emerge una situazione ancora problematica: delle 200 persone intervistate, il 10% riceve il risultato di laboratorio per telefono e il 93% non riceve un programma di terapia scritto. La maggior parte effettua l’aggiustamento della terapia da solo (60%) o consultandosi per telefono con il medico di famiglia (33%). Inoltre, il 92% dei pazienti non conosce il progetto FARMAMEMO.
“Siamo una Regione all’avanguardia “sulla carta”, grazie a una legge molto attenta che traccia un’indicazione facile e sicura per i tutti i pazienti e che non prevede investimenti e costi aggiuntivi per la sanità ma solo un cambiamento di vecchie pericolose abitudini – evidenzia l’AIPA – Perché dopo 10 anni ancora dobbiamo avere una situazione così pericolosa?”.

Chi volesse partecipare alla raccolta firme contro la chiusura dei Centri TAO può inviare la propria adesione via mail a giulianamatassi@libero.it oppure telefonare al 340.5626908.

Redazione

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