Si è concluso a Venezia il 25° Congresso internazionale della Lega Europea e Mediterranea contro le Malattie Tromboemboliche, appuntamento biennale dei maggiori esperti internazionali di emostasi e trombosi...


che hanno risposto entusiasticamente all’invito del Prof. Vittorio Pengo, dell’Università di Padova, per presentare le novità in materia di trombosi ed emostasi e confrontarsi sulle questioni critiche ancora aperte.

Molta partecipazione da parte delle giovani leve e una borsa di studio per i sei migliori contributi scientifici ricevuti dai ricercatori under 40.

Spero che la gente non vada in spiaggia con questa bellissima giornata”, esordisce il Prof. Pengo, interpellato sull’andamento del Convegno. Dopo i primi timori organizzativi, il convegno si è rivelato un successo con la partecipazione di iscritti da tutto il mondo nonostante l’elevato costo dell’iscrizione.




I paesi partecipanti al 25° Congresso internazionale della Società Europea mediterranea contro le malattie tromboemboliche



Un congresso che ci è piaciuto molto organizzare, Paolo Prandoni, vice presidente del congresso, ed io, specialmente per alcune sessioni insolite fortemente volute", come ad esempio quella del Prof. De Gaetano invitato a parlare del “segreto della lunga aspettativa di vita” dove sono emersi oltre a dati scientifici anche dati “filosofici” su come dobbiamo affrontare la vita e l’anzianità.
Il Prof. Mannucci ha parlato poi dell’influenza dell’inquinamento sull’aspettativa di vita con particolare riguardo alle malattie cardiovascolari; come sappiamo l’inquinamento riduce molto l’aspettativa di vita soprattutto nei paesi che ancora non hanno preso provvedimenti in tal senso, come la Cina, l’India, il Messico. Sono stati studiati diversi inquinanti e i loro meccanismi di azione nel procurare danni cardiovascolari. Il Prof. Paolo Simioni ha trattato il tema caldo della trombofilia, dopo 60 anni dall’inizio della scoperta dell’antitrombina, proteina la cui riduzione può dare trombofilia, e ha parlato di successivi meccanismi su cui sta attualmente concentrando la sua ricerca.

Il futuro arriva da Pechino. Il Prof. Jing ha presentato una nuova interessante tecnica di “pulmonary baloon angioplasty” che, analogamente all’angioplastica coronarica, ha iniziato ad utilizzare nelle arterie polmonari e suoi rami per risolvere l’ostruzione da parte di un trombo. Questo permette di evitare l’intervento chirurgico standard di trombo-endo-arteriectomia (TEA). La nuova tecnica del Prof. Jing, molto meno invasiva, sembra un passo avanti notevole e di successo.

Anche la ricerca di base (basic science) ha ricevuto apprezzamenti in questo convegno: la Dr.ssa Roumenina, francese, ha trattato il ruolo importante del complemento in malattie di vario tipo e il Prof. David Varon, Israele, ci ha illustrato gli ultimi sviluppi della terapia antipiastrinica.
La trombosi, come sappiamo bene, comporta molti problemi clinici per tutti gli organi e tutti gli apparati. Pertanto, la scienza di base è fondamentale per andare ad esaminare le origini della struttura del coagulo (Prof. R.A.S. Ariens, UK), del tissue factor (Prof. H. Verseteeg, Olanda), della struttura della protrombina (Prof. N. Pozzi, USA) e delle proteasi batteriche (Prof. V. De Filippis).

A sorpresa, verso sera, un quartetto di medici ricercatori ha inaugurato la cerimonia di apertura del convegno suonando celebri arie di Haydin e altri autori classici. “Dilettanti ma neanche tanto” plaudono il Prof. Pengo, il Prof. Demir (Turchia), organizzatore del precedente convegno a Istanbul, e il Prof. Tselepis, organizzatore del prossimo in Grecia.

Ma tornando al convegno, le sessioni dei giorni seguenti hanno trattato temi più classici, prevenzione dello stroke nella fibrillazione atriale, argomento molto popolare, in cui il Prof. De Caterina ha parlato del fatto che la dizione “non-valvular atrial fibrillation” va rivista perché secondo alcuni lavori e sotto-studi le insufficienze e alcune stenosi aortiche non sono da considerare fibrillazioni atriali valvolari e possono quindi essere trattate con i nuovi anticoagulanti. Il Dr. Cappucci si è posto il quesito di quanta fibrillazione ci vuole per formare un trombo nell'auricola, tema fondamentale in un tempo in cui gli strumenti di monitoraggio in remoto sono sempre più disponibili. Con la possibilità di rilevare il ritmo cardiaco con device a distanza (telemedicina) è sempre più importante valutare quando il sangue rischia di coagulare nell'auricola. Si è inclini a pensare che questo avvenga quando si osservano dei run di fibrillazione atriale o delle tachicardie sopraventricolari abbastanza sostenute. Secondo Cappucci non è così, e ha spiegato perché con dati interessanti.
Un acceso dibattito si è avuto con la relazione del Dr. Friberg (Svezia), sostenitore del fatto che “i pazienti con basso rischio di fibrillazione atriale non valvolare non andrebbero trattati, cosa che trova d’accordo il sottoscritto, ma ha scatenato la discussione di molti”, discussione ripresa nel dibattito del giorno seguente tra i sostenitori del “sì, bisogna trattare” (Dott. P. Colonna) e i fautori del “No, non bisogna trattare” (Dr. F. Verheugt, Olanda).
Altro argomento clou della giornata, a cura del Dr. Patti, ha riguardato la chiusura dell'auricola, un’alternativa efficace nei pazienti che non possono affrontare una terapia anticoagulante.

Il bilancio congressuale è stato molto positivo in termini di produzione scientifica, corroborato anche dal gran numero di abstract ricevuti, oltre 200, presentati come oral communications o come poster. Tra tutti quelli presentati da medici non ancora quarantenni, sei sono stati premiati con una borsa di studio.

Una Lunch Session memorabile è stata organizzata attorno alla figura del Prof. Vijay Kakkar, grande ricercatore anglo-indiano, personaggio fondamentale nel nostro campo, che da chirurgo, riuscì a dimostrare come l’uso delle eparine nel periodo peri-operatorio potesse ridurre il tromboembolismo venoso. Fondò nel 1990 il Thrombosis Research Institute di Londra e lasciò in seguito il testimone al figlio Prof. A.J. Kakkar che ha generosamente sostenuto questa sessione. “Mi preme sottolineare,” interviene il Prof. Pengo, “che il major sponsor di questo convegno non è stata l’industria farmaceutica ma un ente di ricerca indipendente come il Thrombosis Research Institute. Anche la Fondazione Arianna, ente no profit, ha contribuito alla campagna di reperimento fondi per permettere di riunire a Venezia i migliori ricercatori e clinici del settore in un confronto professionale stimolante e proficuo.“

Un’altra chicca del convegno è stata la sessione sulle microangiopatie trombotiche, un argomento difficilissimo da districare in termini di diagnostica a causa di sovrapposizioni notevoli (overlapping in gergo) tra le varie malattie caratterizzate da queste manifestazioni, malattie spesso fatali. Per questo motivo è importante conoscerle bene e imparare a condurre una diagnosi differenziale giusta per evitare di sbagliare terapia.“ Dopo un richiamo alla fisiopatologia fatto dalla spagnola Dr.ssa Teresa Padro, si sono avuti approfondimenti sulla porpora trombotica trombocitopenica (TTP), e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi castastrofica, quest’ultima relazione a cura della Prof.ssa A. Ruffatti “che collabora con me da 25 anni su questa ricerca”, e infine il Prof. Marcel Levi, Olandese ma ora in Inghilterra, che ha parlato della coagulazione intravascolare disseminata (DIC). Tutti argomenti difficilissimi, quando ci si trova di fronte pazienti con queste patologie in cui la diagnosi differenziale è complessa.

Un secondo dibattito sulla chiusura del patent foramen ovalis, forame ovale pervio o PFO, manovra molto abusata negli ultimi anni. Si ricorreva alla chiusura del PFO pensando che quello fosse la patogenesi dell’ictus in alcuni pazienti con ischemia cerebrale, ma non è sempre vero.

Una sessione formidabile sul tromboembolismo venoso ha visto i massimi esperti mondiali argomentare, dati alla mano, sui limiti e vantaggi dei molti score per la valutazione del rischio di embolia polmonare (Prof. Menno Huisman olandese e Prof. Walter Ageno) (per approfondire: L'importanza di stratificare i pazienti con embolia polmonare acuta), sul ruolo della terapia trombolitica (Prof. S. Kostantinides, Germania), il ruolo dei nuovi anticoagulanti orali (Prof. Giancarlo Agnelli) e su quando trattare a domicilio il paziente con embolia polmonare (Prof. Guy Meyer, Francia). E ancora, il valore della TAC nel tromboembolismo e l’impatto del residuo trombotico nel polmone. Inoltre si è anche parlato di sindrome post-trombotica (Prof. A. ten Cate-Hoek), argomento che abbiamo approfondito qui

Una sessione satellite a cura di Daiichi Sankyo ha presentato aggiornamenti sull’importante studio clinico HOKUSAI, soprattutto di un sottostudio nei pazienti oncologici (HOKUSAI Cancer) trattati con edoxaban.

Cibo e Vino: e siccome il nome di questo convegno è European and Mediterranean League Congress, si è pensato di organizzare una sessione sulla dieta mediterranea e sull’aderenza alla dieta, trattata in modo scientifico, proprio sulla scorta di lunghi anni di dati raccolti per il progetto MOLI-SANI (per approfondire: Il ‘miracolo’ mediterraneo e le sfide della modernità).

Quale sarà il futuro della ricerca nell’emostasi e la trombosi? Il Prof. Frits R Rosendaal, di Leiden, Olanda, ci ha raccontato la sua visione dal suo osservatorio privilegiato di Editor-in-Chief di Journal of Thrombosis and Haemostasis, riconoscendo che questo è un periodo di grande fermento sia nella ricerca di base che in quella clinica.

Redazione

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