Ieri mattina all’ASH a San Diego, ieri sera nel NEJM, oggi nella mia pagina Facebook, non potranno lamentarsi i miei lettori! C’era grande attesa per i risultati di due studi ‘gemelli’, l’AVERT ed il CASSINI, programmati alcuni anni fa per testare il ruolo dei nuovi anticoagulanti orali diretti (NAO) per questa indicazione.

Nella recente nota dedicata all’inatteso insuccesso dell’aspirina a basse dosi per la prevenzione del rischio cardiovascolare ho indicato in uno stile di vita adeguato uno strumento molto più adeguato (e meno pericoloso!) di raggiungere il medesimo obiettivo.

Fine di una leggenda. O forse solo di un mito che ci siamo creati da soli. Ci si è via via sgretolato tra le mani un bel giocattolo. Il farmaco che doveva, a basso costo ed a basso rischio, prolungare la vita è crollato miseramente sotto una serie di colpi implacabili.

Dalle pagine della seconda rivista mondiale della Medicina Clinica (il Lancet) è arrivata in questi giorni la risposta ad un attesissimo quesito, che mai era stato affrontato in modo così sistematico, tanto più in una realtà geopolitica e sanitaria avanzata qual è quella inglese. Quali sono i rischi della meniscectomia oggi? Sono cambiati nel tempo?

Tra i fattori di rischio di sindrome post-tromboflebitica (PTS) sono stati da lungo tempo ipotizzati la persistenza di residuo trombotico e lo sviluppo di reflusso trans-valvolare, ma una dimostrazione certa non è stata ancora fornita.

Dall’ESC di Monaco di Baviera (agosto 2018) e simultanea pubblicazione nel NEJM un risultato interlocutorio che non aiuta a fare chiarezza in un’area di grande incertezza.

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