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Le trombosi venose cerebrali sono una manifestazione poco comune di tromboembolismo venoso e possono coinvolgere le vene cerebrali e i seni venosi cerebrali.

Rispetto ad altre patologie intracraniche, quali l’ictus ischemico o l’emorragia cerebrale, l’outcome neurologico delle trombosi venose cerebrali è solitamente più favorevole. Le trombosi venose cerebrali rimangono comunque una patologia potenzialmente fatale, con tassi di mortalità di circa 4% in fase acuta e 8-10% nel lungo termine. Tuttavia, se la ricanalizzazione si associ a un miglioramento degli esiti funzionali è ancora oggetto di discussione.

Le trombosi venose cerebrali sono una manifestazione poco comune di tromboembolismo venoso e possono coinvolgere le vene cerebrali e i seni venosi cerebrali. Rispetto ad altre patologie come l’ictus ischemico o l’emorragia cerebrale, l’esito neurologico delle trombosi venose cerebrali è solitamente più favorevole, pur rimanendo una patologia potenzialmente fatale con tassi di mortalità di circa 4% in fase acuta e 8-10% nel lungo termine.
Uno studio italiano recentemente pubblicato ha valutato la ricanalizzazione (cioè la formazione di nuovi vasi all’interno del trombo) e il suo ruolo sugli esiti neurologici a lungo termine in pazienti con un primo episodio di trombosi venosa cerebrale (il 95% sottoposto a terapia anticoagulante).
I risultati hanno evidenziato come la ricanalizzazione giochi un ruolo positivo per la ripresa neurologica, portando gli autori a concludere che la maggior parte delle trombosi cerebrali trattate con anticoagulanti vanno incontro a ricanalizzazione (parziale o completa), la quale è a sua volta indipendentemente associata con un esito neurologico favorevole.


Uno studio multicentrico recentemente pubblicato ha valutato la ricanalizzazione e il suo ruolo prognostico sugli outcome neurologici a lungo termine in un’ampia coorte di pazienti con un primo episodio di trombosi venosa cerebrale. Sono stati inclusi 508 pazienti (età mediana 39 anni, 74% sesso femminile) che hanno fornito 419 anni-paziente di follow-up radiologico. Il 95% dei pazienti ha ricevuto terapia anticoagulante, con una durata mediana di circa 6 mesi.

Essendo uno studio osservazionale, l’imaging nel corso del follow-up è stato eseguito con differenti tempistiche: fase precoce (28 giorni-3 mesi), intermedia (3-6 mesi), tardiva (6-12 mesi), e cronica (1-3 anni). Tuttavia, in ciascuna di queste fasi è stato evidenziata un’elevata percentuale di ricanalizzazione (74-81%), completa (39-48%) o parziale (32-38%), senza alcuna differenza a seconda della tempistica. All’analisi multivariata la trombosi di una sola sede cerebrale e trombosi venose cerebrali secondarie a gravidanza/puerperio sono risultate fattori predittivi di ricanalizzazione, mentre l’età superiore a 39 anni è risultata associata con un più basso tasso di ricanalizzazione.

L’outcome neurologico è stato valutato usando la scala di Rankin modificata, che può variare da un punteggio di 0 (assenza di sintomi) ad un punteggio di 6 (morte). Il 92.8% dei pazienti in questa coorte ha mostrato una completa ripresa (punteggio 0-1 della scala di Rankin modificata). All’analisi multivariata la ricanalizzazione è risultata un fattore prognostico positivo di ripresa neurologica, mentre la presenza di neoplasia e l’anamnesi positiva per precedente tromboembolismo venoso sono risultati fattori prognostici negativi.
Gli autori hanno pertanto concluso che la maggior parte delle trombosi cerebrali trattate con anticoagulanti vanno incontro a ricanalizzazione (parziale o completa), la quale è a sua volta indipendentemente associata con un outcome neurologico favorevole.


Bibliografia:

  1. Rezoagli E, Martinelli I, Poli D, Scoditti U, Passamonti SM, Bucciarelli P, Ageno W, Dentali F. The effect of recanalization on long-term neurological outcome after cerebral venous thrombosis. J Thromb Haemost. 2018;16(4):718-724.

 

Nicoletta Riva

PhD student c/o Department of Pathology, Faculty of Medicine and Surgery, University of Malta. Research Fellow c/o Centro di Ricerca sulle Malattie Tromboemboliche e le Terapie Antitrombotiche, Università dell'Insubria, Varese

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