È comparso sul numero di Stroke dello scorso 25 giugno un interessante studio osservazionale, multicentrico, promosso da Maurizio Paciaroni del gruppo di Perugia1, che vede coinvolti molti ricercatori italiani insieme a colleghi di 37 centri Europei, Nord Americani e Asiatici.

Lo studio Apidulcis, promosso da Fondazione Arianna Anticoagulazione, al momento ha arruolato 38 centri italiani (su 53 previsti) e 118 pazienti. L’obiettivo è raggiungere i 1.200 e capire se la somministrazione di apixaban a dosaggio ridotto ai pazienti con D-dimero positivo sia sicuro e efficace.

Una ricerca italiana invita alla prudenza prescrittiva, suggerendo che un ritardo nell’avvio della terapia anticoagulante nei pazienti con trasformazione emorragica non aumenta il rischio di recidive ischemiche, come precedentemente temuto.

Il primo studio ha analizzato il rapporto tra obesità e il livello di coagulabilità del sangue, evidenziando come questo sia più elevato nei soggetti sovrappeso e tenda a diminuire con il calo ponderale. Il secondo ha evidenziato che l’aspirina in questa categoria di pazienti ha un effetto anti-piastrinico inferiore rispetto allo stesso trattamento somministrato nei soggetti non-obesi.

Uno studio osservazionale italiano ha seguito per un anno oltre 11.000 pazienti con fibrillazione atriale confermando i vantaggi della terapia anticoagulante, particolarmente nelle categorie ad alto rischio tromboembolico.

La Ricerca Italiana approfondisce l’incidenza di trombosi venosa profonda prossimale degli arti inferiori in pazienti consecutivamente ricoverati nel reparto internistico.

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