Misurare la concentrazione plasmatica dei NAO potrebbe essere utile in talune condizioni cliniche sia per la valutazione dell’aderenza al trattamento sia per l’identificazione di pazienti a rischio per una risposta inattesa ala terapia (rischio di sanguinamento o di complicanze trombotiche) o in situazione di emergenza chirurgica.
Tra i saggi coagulativi globali comunemente utilizzati in clinica, solo il PT è modestamente sensibile alla presenza di APX, mentre l’aPTT è praticamente insensibile al farmaco, tranne che a concentrazioni sopra-terapeutiche. Un normale valore di PT o aPTT non esclude una concentrazione di APX superiore a 30-50 ng/ml, considerata livello soglia per un effetto anticoagulante. In un recente studio condotto in Italia, concentrazioni terapeutiche di APX comprese tra 231 e 250 ng/ml, hanno determinato un valore di PT ratio pari a circa 1.3, solo modestamente alterato rispetto al PT ratio misurato a 0ng/ml APX (Testa S et al. J Thromb Haemost. 2016;14(11):2194-2201).
Il PT è da considerarsi quindi inadatto per indicare la presenza o l'assenza di APX. Altri test globali, come il test di generazione della trombina, pur promettenti, necessitano ancora di standardizzazione.
In conclusione, una corretta misurazione della concentrazione plasmatica di APX può essere ottenuta solo con una metodica cromogenica specifica per APX in cui si misura l’attività anti-FXa, di cui esistono alcuni test commercialmente disponibili anche per metodiche automatizzate.

I farmaci anticoagulanti diretti (NAO) hanno un’azione anticoagulante rapida, raggiungendo il massimo di concentrazione plasmatica (picco) circa 2 ore dopo la somministrazione.

I farmaci anticoagulanti hanno lo scopo di curare o prevenire la trombosi, mediante lo scioglimento del trombo intravasale (si parla di “trattamento”) o impedendo che esso si riformi dopo un primo evento (si parla di “profilassi”).

A partire dagli anni ’80 del XX secolo è stato studiato, validato e realizzato un sistema di standardizzazione del PT per il paziente in terapia con AVK, che prevede la conversione del risultato del PT dal tempo di coagulazione del plasma paziente (espresso in secondi) al rapporto internazionale normalizzato (INR) (1).

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