La riorganizzazione dei servizi in ambito sanitario ha subito una accelerazione preoccupante e quella prospettata, se applicata, sarebbe peggiorativa rispetto a quella attuale.

Sono diverse le regioni che si accingono ad operare una chiusura progressiva dei Centri per la terapia anticoagulante orale (TAO). In Italia sono circa un milione le persone in terapia e la maggior parte assume cumadinici. Chi è in terapia con questi farmaci necessita di un controllo ogni 20 giorni circa, facile capire quanti problemi la rivisitazione prospettata del Servizio comporterebbe per i pazienti, la maggior parte dei quali in età avanzata.

Con l'Atto aziendale del 12 maggio scorso la Direzione generale della ASL di Pescara ha riorganizzato i Servizi nei tre ospedali, Pescara, Penne e Popoli e, tra le varie modifiche organizzative, c'è la soppressione dell'UOSD emocoagulazione e terapia anticoagulante che governa e coordina i centri TAO della Asl di Pescara. «Voglio ricordare – spiega il Presidente dell'AIPA Fabio Di Peco - che i centri TAO si occupano di pazienti che, a causa di patologie fortemente invalidanti quali fibrillazione atriale, trombosi venosa profonda e sostituzione di valvole cardiache, sono costretti ad assumere anticoagulanti orali e i numeri del servizio erogato da questi Centri sono importanti e sono noti alla direzione dell'Azienda; nei tre ambulatori della provincia nel solo 2016 sono state eseguite circa 70.000 visite».
AIPA contesta fermamente questa bozza, infatti, se la riorganizzazione dovesse andare in porto, oltre a gettare nell'incertezza assistenziale i pazienti della provincia di Pescara, chiuderebbe un Servizio la cui efficienza e professionalità è riconosciuta ed anche certificata. Un Centro all'avanguardia anche per la somministrazione dei nuovi farmaci e insostituibile per le consulenza ai reparti operatori.
«Ma il paradosso sapete qual è? - Ha proseguito Di Peco - Che nell'Atto aziendale non è stata indicata quale sarà l'alternativa». Nonostante AIPA abbia chiesto più volte di incontrare il Presidente della Regione Luciano D'Alfonso e l'Assessore alla sanità, per chiedere che l'Atto venga rivisto, dopo oltre 2 mesi si è ancora in attesa di una data.
La bozza è in contrasto anche con la delibera numero 869, del 27 agosto 2007 (Piano Sanitario Regionale) che dedica un intero paragrafo alla terapia anticoagulante e al relativo servizio esaltando, da un lato, il significativo ed importante aumento della qualità dei Centri prelievi, per effetto dei quali si sono avute notevoli diminuzione dei ricoveri, e quindi una notevole riduzione dei costi per il Servizio Sanitario, per complicanze tromboemboliche ed emorragiche elevando, così, la qualità della vita dei pazienti in terapia cronica e, dall'altro, stabilisce di implementare i livelli di organizzazione nelle strutture ospedaliere e territoriali. – E conclude Di Peco «Tutto funzionava alla perfezione ma, non si sa il perché, l'Atto aziendale sotto accusa ha cancellato tutto».

Redazione

Anticoagulazione.it

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