In Sardegna i pazienti temono la chiusura dei Centri Trombosi da parte dell’Agenzia Tutela Salute (ATS), una nuova grande ASL, istituita nel gennaio scorso, che copre circa l’80% del territorio sardo.

L’ATS vorrebbe demandare ai soli Medici di Medicina Generale la gestione della terapia anticoagulante. Ancora, sembrerebbe, che anche i punti prelievi distribuiti nelle Regione potranno essere chiusi. Tutto questo a causa della scarsezza di personale e di risorse che l’ATS vorrebbe risparmiare. Non si tratta di un fenomeno solo sardo, direi che può coinvolgere l’intero territorio nazionale come, d’altra parte, è già capitato in alcune regioni.

Credo però che il problema debba essere affrontato all’origine. In altre parole se i Centri affrontassero la strada dell’emancipazione e fossero tutti dei veri Centri Trombosi, l’ATS avrebbe difficoltà a chiuderli perché priverebbe la popolazione di punti di riferimento importanti per quanto riguarda l’emostasi e la trombosi. Se il compito di un Centro è solo quello di aggiustare la terapia anticoagulante orale antivitamina K (AVK) è chiaro che, quando le cose vanno bene, lo può fare anche il medico di base, se fa un corso dedicato. Il paziente viene inviato dal medico di base quando si trova ad affrontare una delle seguenti problematiche:

  1. sospensione della TAO per procedure o interventi chirurghi in pazienti ad alto rischio,
  2. sospensione o meno della TAO dopo un primo periodo di trattamento (vedi trombosi venosa profonda),
  3. scelta dell'anticoagulante orale migliore, AVK o DOAC, per quel singolo paziente,
  4. prescrizione di un nuovo anticoagulante orale al posto degli AVK,
  5. controllo periodico di un paziente con i nuovi anticoagulanti,
  6. trattamento in acuto di un paziente con tromboembolismo venoso,
  7. valutazione dell'indicazione alla terapia anticoagulante (era il primo punto ma volutamente l'ho lasciato per ultimo).

Il punto è che un paziente con queste problematiche viene normalmente avviato ad un Centro. Il problema sta nel fatto che non tutti i Centri sono in grado di fare le cose che ho elencato. I Centri sono indispensabili se fanno quello che ho scritto, diversamente sono considerati centri di costo inutili se si limitano a fare solo l'aggiustamento terapeutico.

La politica di FCSA negli ultimi anni è stata indirizzata a far capire ai Centri che se vogliono sopravvivere devono diventare punti di riferimento per tutto quello che attiene alla trombosi ma anche all'emostasi (cioè il paziente emorragico). Come si fa a difendere Centri che di tutto questo non ne vogliono sapere?
Il coinvolgimento dei MMG è certamente importante, FCSA sta attualmente lavorando ad un progetto con lo scopo di coinvolgerli appieno. I Centri però devono rimanere, come punto di riferimento per i casi complessi sia dal punto di vista clinico sia da quello di laboratorio. Mantenere il binomio clinico-laboratorio significa continuare l’ottima tradizione italiana nel campo dell’emostasi e della trombosi.
FCSA e SISET stanno lavorando da tempo per raggiungere questo obiettivo, cioè quello di consolidare e diffondere la figura dell’esperto in Emostasi e Trombosi all’interno di un Centro a sua volta inserito in un’Azienda ospedaliera. Ma se i Centri non sono neppure loro in grado di fare un po' di più, come si fa?

Certo, AIPA può far molto, in termini di pressione politica, se, però, entra nell'idea di fiancheggiare e sostenere Centri di livello, numerosi a loro volta, diversamente non ha alcuna possibilità di far fronte agli amministratori di oggi per i quali il risparmio, apparentemente, vince sempre sulla qualità che invece andrebbe coltivata. Vorrei che l’AIPA realizzasse appieno l’idea che i Centri non devono esser visti solo come ambulatori dove si aggiusta la terapia anticoagulante con AVK ma Centri Trombosi accreditati come tali. FCSA, ormai da diversi anni, e con successo sta portando avanti la politica dell’accreditamento dei Centri, la sola che possa selezionarli in maniera adeguata e renderli meno facilmente attaccabili. AIPA dovrebbe sempre sostenere questo processo di qualità perché i pazienti possano avere la migliore assistenza possibile.

Francesco Marongiu

Professore Ordinario di struttura complessa Medicina Interna ed Emocoagulopatie - Policlinico Universitario di Monserrato dell'Università di Cagliari

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