Lo studio EINSTEIN CHOICE ha dimostrato come l'anticoagulante orale rivaroxaban sia risultato superiore all'Aspirina nel prevenire le recidive di tromboembolismo venoso (TEV) anche quando somministrato al dosaggio ridotto di 10 mg. I dati sono stati pubblicati recentemente sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine1.

Questo studio evidenzia che prolungare la terapia anticoagulante con rivaroxaban riduce il rischio di una ricaduta (recidiva) di trombosi venosa profonda in maniera più importante rispetto alla terapia con Aspirina.

Il TEV, che comprende embolia polmonare (EP) e trombosi venosa profonda (TVP), è la terza principale causa di mortalità per cause cardiovascolari dopo infarto e ictus. In pazienti con TEV la terapia anticoagulante è raccomandata per almeno 3 mesi, ma spesso anche oltre, in base al rapporto fra rischio di recidiva di TEV e rischio di emorragia del singolo paziente.
Nello studio i due dosaggi di rivaroxaban 20 mg e 10 mg (quest'ultimo in attesa di approvazione) in monosomministrazione giornaliera, hanno ridotto significativamente il rischio di incorrere in una recidiva di TEV rispetto all'Aspirina. La riduzione è stata rispettivamente del 66% e del 74% in pazienti che avevano già completato un periodo fino a 6-12 mesi di terapia anticoagulante per EP o TVP sintomatica. Entrambi i dosaggi di rivaroxaban hanno mostrato percentuali molto basse di emorragia maggiore e, allo stesso tempo, comparabili al braccio di terapia con Aspirina.
L'obiettivo dello studio era di valutare quei pazienti per i quali il medico curante era indeciso sulla necessità di proseguire con la terapia anticoagulante oltre il periodo iniziale.
Lo studio ha arruolato 3.396 pazienti in 244 centri di 31 Paesi. Non sono stati inclusi coloro per i quali era già evidente la necessità di prolungare la terapia anticoagulante. “In pazienti con TEV non provocato o con fattori di rischio permanenti, il pericolo di recidiva aumenta fino al 10% nel primo anno se la terapia anticoagulante viene interrotta dopo 3, 6 o 12 mesi. I medici devono valutare attentamente se protrarre la terapia anticoagulante per periodi più lunghi, perché non sono sicuri del rapporto rischio-beneficio nello specifico paziente”. Ha dichiarato Jeffrey Weitz, Professore di Medicina, Biochimica e Scienze Biomediche, McMaster University, Executive Director del Thrombosis and Atherosclerosis Research Institute di Hamilton, Canada e Co-Chair dello studio EINSTEIN CHOICE insieme al prof. Paolo Prandoni dell'Università di Padova. - Una volta approvato, rivaroxaban 10 mg in monosomministrazione giornaliera sarà a disposizione dei medici come ulteriore 'scelta' terapeutica contro le recidive di TEV. Questa flessibilità consentirà, quindi, ai medici un approccio più preciso per selezionare il dosaggio più appropriato per il paziente”.
I risultati di questo studio confermano in qualche modo i risultati dello studio Amplify Extension, coordinato da un altro ricercatore italiano, il prof. Giancarlo Agnelli dell'Università di Perugia, che aveva confrontato due dosaggi di apixaban (5 mg o 2,5 mg due volte al giorno) con placebo in una simile popolazione.
Al seguente link è possibile vedere la presentazione del Prof. Paolo Prandoni, co-autore dello studio EINSTEIN CHOICE.

Bibliografia
1. Weitz JI et al. Rivaroxaban or Aspirin for Extended Treatment of Venous Thromboembolism. N Engl J Med. 2017 Mar 18. doi: 10.1056/NEJMoa1700518. [Epub ahead of print]

Livia Gamondi

Redazione

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