É ben noto che un farmaco non funziona quando non viene assunto. Questo assioma, che tanto piacerebbe al Sig. Massimo Catalano della trasmissione “Quelli della Notte”, vale ovviamente anche per il warfarin quando prescritto per la prevenzione dell'ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale (FA).

Ancorché noto, il problema non è sicuramente trascurabile soprattutto quando una terapia viene prescritta in prevenzione primaria ad un paziente asintomatico, le cui motivazioni ad assumere un farmaco potenzialmente pericoloso potrebbero non essere così solide.

Il risultato più importante dello studio è che la persistenza con la terapia anticoagulante ha prodotto una riduzione del 30% dei ricoveri e, come conseguenza, un'importante riduzione dei costi sanitari. Questo dimostra l'importanza di investire per garantire una adeguata gestione della terapia anticoagulante.
Fortunatamente in Italia, al contrario degli Stati Uniti, la percentuale di pazienti che sospendono la terapia è più bassa, grazie ad una migliore organizzazione garantita dai centri per il monitoraggio della terapia stessa. Tuttavia, è fondamentale investire di più anche da noi affinché chi segue i pazienti in terapia anticoagulante possa continuare a farlo nel modo migliore.

Recentemente, un gruppo di studiosi americani ha pubblicato uno studio sugli effetti sia clinici che economici della interruzione della terapia anticoagulante con warfarin in pazienti affetti da FA. Le informazioni sui pazienti sono state ottenute mediante registri di documenti clinici e i pazienti sono stati suddivisi tra coloro che hanno continuato la terapia nell'arco di un anno di osservazione e coloro che l'hanno interrotta nel corso dello stesso periodo di tempo. Il primo dato che colpisce è che in questo database americano ben il 48% dei pazienti che avevano iniziato la terapia con warfarin l'hanno interrotta entro l'anno di osservazione. Il secondo dato interessante (e più rassicurante) è che l'avere un maggior numero di comorbidità e un livello di rischio di ictus più elevato (secondo lo score CHADS2) erano fattori associati ad una maggiore probabilità di assunzione della terapia nel periodo di studio. Il risultato più importante dello studio è che la persistenza con la terapia anticoagulante ha prodotto una riduzione del 30% dei ricoveri nel periodo di follow up e, come conseguenza, un'importante riduzione dei costi sanitari.
Sebbene questi risultati non siano inattesi, confermano l'importanza della terapia anticoagulante nei pazienti con FA, soprattutto quando più anziani e “complessi”.
Purtroppo, la terapia anticoagulante in questi pazienti è ancora sottoutilizzata, sebbene negli ultimi anni si stia assistendo ad un aumento delle prescrizioni facilitato dall'introduzione degli anticoagulanti orali diretti. L'aumento delle prescrizioni non è tuttavia sufficiente se poi i pazienti non rimangono in trattamento, per i motivi più diversi.
Sicuramente, l'allarmante frequenza di interruzioni registrata nello studio americano non è riscontrata nel nostro paese dove la gestione di questi pazienti è storicamente molto più organizzata.

Bibliografia
Deitelzweig SB et al. Impact of warfarin persistence on health-care utilization and costs among patients with atrial fibrillation managed in anticoagulation clinics in the United States. Clin Appl Thromb Hemost. 2017 Jan 1:1076029616685427. doi: 10.1177/1076029616685427. [Epub ahead of print]

Walter Ageno

Professore Associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università dell'Insubria, Varese; responsabile dell'USD di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi dell'Azienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese

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