In Italia si stimano più di 1.000.000 di persone in trattamento anticoagulante cronico, sia con farmaci antivitamina K (AVK) sia con i nuovi farmaci anticoagulanti (NAO).


L’incidenza di complicanze emorragiche maggiori in terapia anticoagulante varia da 1.25 a 3.5 per 100 anni-paziente a seconda degli studi così come le complicanze tromboemboliche. Questo dato rapportato alla popolazione italiana permette di derivare un numero totale di complicanze pari a circa 17.000-35.000 emorragie maggiori all’anno e altrettante complicanze tromboemboliche.
L’armamentario terapeutico si sta arricchendo di nuove opzioni, che riguardano la prevenzione, il monitoraggio delle terapie, l’importanza dei test di laboratorio, gli antidoti, le nuove tecnologie, i nuovi strumenti di comunicazione e i pro¬grammi indirizzati ai “nuovi bisogni” dei pazienti e dei familiari per quanto riguarda la qualità di vita.
Dalla pratica clinica quotidiana, italiana ed internazionale, si nota una grande disomogeneità di trattamento dei pazienti. È dunque fondamentale avere la possibilità di condividere le esperienze tra esperti, coinvolgere i pazienti e dedicare ampio spazio alla discussione. L’occasione sarà il Convegno di Anticoagulazione a Bologna il 1-2 febbraio 2017.
Uno dei problemi che sta emergendo nella gestione dei NAO è rappresentato dalle modalità di trattamento delle complicanze e delle emergenze operatorie/interventistiche. Se il trattamento delle complicanze in AVK è sostanzialmente condiviso, per quanto riguarda i NAO le principali Linee Guida evidenziano differenze e, soprattutto, la mancanza di studi clinici e di esperienza dalle quali derivare indicazioni rigorose.
In particolare, se le complicanze in AVK vengono gestite in base ai controlli dei livelli di anticoagulazione dove il PT INR guida le necessità posologiche relative alla correzione emostatica, nei pazienti in NAO tale informazione, indispensabile a valutare le necessità relativa alla correzione emostatica o all’assenza di un effetto anticoagulante in atto, non è indicato in tutte le Linee Guida. Oltre all’utilizzo dell’antidoto specifico per dabigatran (idarucizumab), anche le indicazioni circa l’uso degli agenti emostatici (concentrati protrombinici a 3 o 4 fattori, FVII attivato, concentrati protrombinici attivati, antifibrinolitici) sono eterogenee dando scarse indicazioni rispetto a dosaggi e tempi di somministrazione.

Sophie Testa

Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio - Centro Emostasi e Trombosi. A.O. Istituti Ospitalieri di Cremona

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