Coinvolge anche la Toscana l’”Osservatorio Fenomeno NAO”, il progetto promosso da Daiichi Sankyo per aiutare le Regioni italiane a garantire sostenibilità ed efficienza al nuovo sistema terapeutico.



Dalla tavola rotonda di Firenze emergono come prioritari il riconoscimento formale dei centri FCSA, l’implementazione di un modello comune di gestione del paziente e la formazione di tutte le figure sanitarie coinvolte nella somministrazione dei trattamenti NAO.


Terapia NAO in Toscana, necessari riconoscimento istituzionale dei Centri e nuovo modello condiviso di gestione del paziente

Terminata anche in Toscana la fase operativa dell’Osservatorio Fenomeno NAO, il progetto promosso da Daiichi Sankyo per affiancare le Regioni italiane in un processo volto a garantire sostenibilità ed efficienza alla terapia con anticoagulanti orali diretti, migliorando la compliance del paziente, diminuendo le aree di rischio e supportando il controllo della spesa sanitaria.

L’introduzione dei Nuovi Anticoagulanti Orali (chiamati anche DOAC, “anticoagulanti orali diretti”), ha comportato un profondo cambiamento del paradigma riguardante le terapie anticoagulanti, e gli specialisti già formati a gestire il paziente in terapia anticoagulante con AVK, portatori di una specifica competenza sulle terapie anticoagulanti, oggi diventano protagonisti della gestione del trattamento con NAO nelle singole Regioni. Entro questo rinnovato contesto, 16 referenti provenienti da differenti Centri FCSA della Regione Toscana si sono incontrati con l’obiettivo di confrontarsi a partire dalla propria esperienza sulla gestione del paziente in trattamento con i nuovi anticoagulanti orali (NAO), al fine di individuare criticità e possibili linee di sviluppo utili a migliorare l’efficienza dei Centri stessi. “L’Osservatorio è stata un’occasione preziosa per confrontare le esperienze professionali dal punto di vista clinico e organizzativo, per esaminare lo stato della diffusione degli anticoagulanti orali in Toscana e la percezione dell’impatto di questi farmaci, nonché per focalizzare punti comuni utili a mettere in risalto il valore clinico dei Centri- ha spiegato la dottoressa Daniela Poli, del Centro Trombosi dell'AOU Careggi di Firenze e vicepresidente FCSA – L’avvento dei NAO rappresenta infatti per i Centri l’opportunità per riorganizzarsi e omogeneizzarsi strutturando protocolli comuni di gestione del paziente, al fine di sfruttare al meglio i vantaggi di questi nuovi trattamenti”.

Vantaggi e Svantaggi dei NAO

E dai pro e contro delle terapie con gli anticoagulanti orali diretti ha preso le mosse la discussione, partendo non dalla letteratura ma dai casi “real life”, attraverso il confronto tra le diverse e specifiche esperienze cliniche. I vantaggi individuati riguardano anzitutto la sicurezza dei nuovi farmaci anticoagulanti che comportano un minor rischio emorragico e una maggiore stabilità del livello di anticoagulazione, nonché un minor rischio al follow up. A ciò si aggiunge una più agevole gestione del paziente, grazie alle minori interazioni farmacologiche e alla maneggevolezza dei NAO.
Tuttavia, nonostante gli indubbi vantaggi, persistono ancora perplessità in merito all’assenza di metodi di rilevazione dell’aderenza, e ai rischi di ridotta compliance del paziente, in particolar modo quello anziano.
E proprio rispetto all’aderenza diviene imprescindibile il coordinamento tra Centri e MMG e altri specialisti che hanno in carico il paziente, che però in Toscana risulta carente. Ulteriore svantaggio riguarda la gestione dei piani terapeutici e dei controlli dei pazienti, spesso percepiti come complessi e gravosi, in uno scenario caratterizzato dalla scarsità di risorse come quello di molti Centri della Regione Toscana.

La terapia NAO in Toscana: eterogeneità e mancato riconoscimento dei centri

Tra le principali criticità rilevate nel management del paziente anticoagulato vi è quella della estrema eterogeneità nella configurazione dei vari Centri, che presentano una elevata variabilità in termini di composizione e risorse impiegate, procedure, modalità e limiti di prescrizione, rapporto con i MMG, altri specialisti e altre strutture sanitarie, software per la gestione e raccolta dati, e infine tipologia di pazienti in carico.
La condivisione di procedure di lavoro e dati tra strutture interne alle singole ASL e a livello regionale risulta carente, e ciò impedisce un miglior tracciamento tanto delle prestazioni dei clinici quanto dei percorsi terapeutici seguiti dai pazienti. Tutto ciò non agevola il riconoscimento istituzionale del valore dei Centri, una questione universalmente sentita come critica dalle diverse realtà territoriali rappresentate al Tavolo, un mancato riconoscimento che si accompagna ad uno scarso investimento di risorse che comporta, nella maggior parte dei Centri, lunghe liste d’attesa per la gestione dei rinnovi dei PT e dei follow up, che risultano così gravosi sia per i Centri che per i pazienti.

Strategie: coordinamento, modelli comuni di gestione, formazione

Conseguenza di questa estrema eterogeneità nella gestione del paziente è l’assenza di un quadro comune di riferimento, perciò diventa prioritario elaborare strategie volte ad implementare il coordinamento tra Centri, al fine di individuare linee comuni di sviluppo che puntino a declinare un modello condiviso per la gestione delle pratiche a livello clinico e organizzativo, con la riorganizzazione dei modelli e degli strumenti di rendicontazione (certificazione della prestazione), al fine di poter dar conto alle istituzioni sanitarie del ruolo centrale che questi assumono nella gestione dei pazienti e ottenere così il riconoscimento, a livello istituzionale e territoriale, della loro importanza e competenza.

La gestione delle terapie anticoagulanti richiede, infatti, una competenza specifica e una formazione adeguata a rispondere alle esigenze di efficacia e sicurezza dei pazienti. Il Centro Trombosi, là dove presente, o uno specialista appositamente formato nel campo dell’Emostasi e della Trombosi devono essere presenti nei presidi ospedalieri delle Regioni per svolgere una funzione di consulenza sulle specifiche problematiche delle terapie anticoagulanti. Tuttavia, il mancato riconoscimento istituzionale dei Centri quali “esperti” nel trattamento con i NAO comporta un carico di lavoro spesso oneroso per gli specialisti che vi operano e che attualmente forniscono consulenza pur in assenza di una attestazione ufficiale.

Eppure, proprio in virtù delle competenze nella gestione delle terapie anticoagulanti, i Centri possono porsi come punto di riferimento per costituire una rete tra Centri e Territorio al fine di migliorare il percorso dei pazienti in trattamento e garantire loro la continuità dei controlli, facendosi promotori, all’interno delle rispettive Aziende Sanitarie, di percorsi atti a monitorare l’appropriatezza d‘uso degli anticoagulanti con periodica verifica del grado di aderenza del trattamento alle indicazioni regionali e provinciali. I Centri, infatti, sono già informatizzati e in grado di garantire la raccolta dati sulla gestione clinica dei pazienti, con conseguente implementazione dei processi di lavoro e delle prestazioni. E’ necessario, però, migliorare la qualità dei rapporti con la medicina del territorio, anche attraverso servizi informatici, come una rete intranet condivisa, che consenta al medico di medicina generale o allo specialista ambulatoriale non prescrittore di individuare agevolmente i Centri prescrittori, in modo da indirizzare in tempi contenuti il paziente eleggibile al trattamento. Il networking sarebbe completato predisponendo e aggiornando un database clinico delle terapie anticoagulanti orali su base provinciale e/o regionale.

L’auspicabile collaborazione con la medicina generale rende altresì necessari alcuni interventi mirati sulla formazione dei MMG stessi, attraverso la strutturazione di corsi dedicati ai NAO e iniziative di più lunga durata quali, ad esempio, periodi di frequentazione semestrale dei Centri per gli specializzandi iscritti al corso di Medicina Generale. Gli stessi Centri dovrebbero promuovere iniziative educative condivise con tutte le figure sanitarie coinvolte nella gestione di queste terapie, e supportare attività di ricerca clinica volta a meglio definire il profilo di sicurezza ed efficacia dei NAO nel mondo reale, allo scopo di diminuire lo iato percepito dagli specialisti tra gli studi di letteratura e gli ostacoli incontrati entro la pratica clinica.

Redazione

Anticoagulazione.it

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