Durante il convegno che si è tenuto il 25 e 26 gennaio a Bologna, la sessione “Altre indicazioni alla terapia anticoagulante” si è concentrata su alcune indicazioni alla terapia anticoagulante orale che si incontrano non di frequente nella pratica clinica e che sono spesso poco studiate.

Trattandosi di indicazioni diverse dai due grandi capitoli della fibrillazione atriale e del tromboembolismo venoso, sono spesso orfane di studi specifici e in particolare si tratta di condizioni che non consentono ad oggi l’uso di NAO.

Maddalena Lettino della cardiologia dell’Humanitas di Milano ha esaminato i recenti studi sull’uso di basse dosi di rivaroxaban nel paziente con sindromi coronariche, mentre Iacopo Olivotto dell’Università di Firenze ha esaminato ’uso dell’anticoagulazione per la prevenzione del cardioembolismo in altre condizioni meno studiate come le malattie primitive del miocardio, le trombosi endocavitarie e l’ipertensione polmonare.

Scarica qui le slide relative all'intervento di Maddalena Lettino

Scarica qui le slide relative all'intervento di Iacopo Olivotto

Infine, con Daniela Poli dell’AOU di Careggi (Firenze) la discussione si è spostata sulle protesi valvolari cardiache. Al momento in cui viene deciso dal cardiochirurgo in accordo con il paziente il tipo di protesi da impiantare, il dilemma che si pone è infatti tra la protesi meccanica (device che ha una lunga vita e che accompagnerà il paziente per tutta la sua esistenza ma che impone un trattamento anticoagulante orale adeguato) e una protesi biologica (per la quale è previsto un breve periodo di anticoagulazione ma che è destinata ad avere una durata limitata). 



Scarica qui le slide relative all'intervento di Daniela Poli

La vita media di una protesi biologica ad oggi, per quanto il miglioramento tecnologico abbia consentito una durata superiore a quella che si aveva in passato, non è mediamente superiore ai 15 anni, ed è molto più breve quando impiantata in posizione mitralica e in soggetti giovani che più facilmente vanno incontro ad un deterioramento della valvola per il maggiore stress cui viene sottoposta in soggetti con una vita più attiva.


Michela Perrone

Redazione anticoagulazione.it

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