Riceviamo questo quesito dall'Ospedale Lotti di Pontedera. Come gestire il paziente scoagulato in perioperatoria, sia in elezione che urgenza? Risponde per primo il Prof. Palareti, ma vi esortiamo a dire la vostra in proposito. 

Inauguriamo una nuova rubrica dedicata ai casi clinici. Ci auguriamo che possa essere di vostro interesse. Cominciamo con un caso clinico riguardate una donna di 40 anni e il mancato impianto di una Procreazione Medicalmente Assistita. Che fare?

Nell’ultimo ventennio si è fatta strada l’ipotesi che le anomalie trombofiliche ereditarie (deficit di antitrombina, proteina C o proteina S, fattore V Leiden e mutazione G20210A della protrombina allo stato etero o omozigote) predispongano non solo a trombosi venosa dell’individuo la cui sede più frequentemente interessata è quella degli arti inferiori, ma anche a complicanze ostetriche precoci (aborti ricorrenti) e tardive (preeclampsia, morte endouterina fetale, ritardo di crescita e distacco placentare).

I cateteri venosi centrali sono comunemente impiegati nei pazienti oncologici.

Il rischio di ictus ischemico nei pazienti con fibrillazione atriale aumenta con la presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari, come età, ipertensione e diabete, tra gli altri.

Una delle situazioni più complesse nella terapia della trombosi associata al cancro si incontra in presenza di piastrinopenia.

TI PIACCIONO QUESTI ARTICOLI?
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Inserisci i tuoi dati per ricevere gratuitamente la newsletter di anticoagulazione.it

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Link alla Normativa