Sulla terza rivista mondiale della Medicina clinica (JAMA) è stato pubblicato pochi giorni fa un articolo destinato a fare scalpore 1. Gli autori affrontano con una determinazione ed un rigore che hanno pochi precedenti nella letteratura flebologica il problema delle vene varicose, e valutano la loro associazione con complicanze vascolari potenzialmente gravi: trombosi venosa profonda (TVP), embolia polmonare (EP) ed arteriopatia periferica degli arti inferiori (PAD).

Dal CAT Forum internazionale di Vienna, febbraio 2018

Alla fine di febbraio sono stato invitato a relazionare ad un importante evento internazionale, destinato alla terapia della trombosi associata al cancro (CAT). Il compito a me assegnato è stato il ruolo della terapia parenterale alla luce delle segnalazioni degli ultimi mesi. L’occasione è propizia per riassumere brevemente il mio intervento ed al contempo descrivere e commentare alcuni importanti articoli che sono stati pubblicati in questi ultimi mesi.

La segnalazione avvenuta in questi giorni di un importante contributo alla identificazione dei pazienti con embolia polmonare (EP) a rischio di evoluzione sfavorevole mi dà l’opportunità di affrontare un argomento di grande attualità e ricco di implicazioni pratiche. Ma come sempre preferisco far precedere alla descrizione dell’articolo alcune premesse, utili alla sua corretta interpretazione.

Un recente articolo comparso sul J Thromb Haemost a cura di alcuni ricercatori olandesi1 (Scheres LJJ et al. Sex-specific differences in the presenting location of a first venous thromboembolism. J Thromb Haemost 2017;15:1344-50) mi dà l’occasione per affrontare una tematica di grande attualità, ricca di implicazioni cliniche.

Per quanto sorprendente possa sembrare, la popolazione anziana non era stata quasi mai oggetto di indagini adeguate (intendo dire studi prospettici di coorte o trials clinici randomizzati) destinate a valutarne l’impatto sul beneficio/rischio della terapia anticoagulante dopo un episodio di tromboembolismo venoso (TEV).

Nonostante la sottostima dell’embolia polmonare (EP) continui ad essere di entità preoccupante, non c’è dubbio che il crescente ricorso all’angio-TAC stia portando alla individuazione di tale complicanza vascolare molto più frequentemente che in passato.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Link alla Normativa