La ricerca, guidata dal Dott. Stefano Fumagalli della Geriatria dell’Università degli studi di Firenze1, ha raccolto i dati di 41 Centri Europei in 14 diversi paesi, con lo scopo di valutare la proporzione di pazienti anziani con fragilità tra coloro che sono in trattamento per aritmie cardiache.

Età avanzata e fragilità spesso sono condizioni associate, anche se non è vero che tutti gli anziani possono definirsi fragili. La facilità alle cadute è uno degli elementi che aiuta a definire il paziente fragile. Tuttavia in questo studio, che analizza le opinioni di un vasto gruppo di cardiologi europei esperti, la facilità alle cadute non viene considerata una ragione per non usare il trattamento anticoagulante nel paziente con fibrillazione atriale. Gli specialisti intervistati nell’inchiesta ritengono inoltre che l’approccio multidisciplinare sia il migliore per trattare la complessità di questi pazienti.

Usiamo spesso il termine fragilità in senso lato, per indicare un soggetto a elevato rischio di complicazioni, con quadri patologici complessi che lo espongono inoltre al rischio di insorgenza di eventi acuti intercorrenti. Tuttavia non raramente tale termine diventa quasi un sinonimo di età avanzata. In ambito geriatrico il concetto di fragilità è stato tuttavia ben definito come una condizione di aumentata vulnerabilità agli agenti stressanti e una diminuita capacità di mantenere l’omeostasi, e non è pertanto attribuibile semplicemente all’essere anziani.
La ricerca ha analizzato il comportamento di un grande numero di cardiologi esperti, che riferiscono come circa il 10% dei loro pazienti siano da considerare fragili. Tale fragilità è caratterizzata da insufficienza renale, disabilità, disturbi cognitivi, scompenso cardiaco, facilità alle cadute e neoplasie. La gran parte di questi pazienti accedono al servizio cardiologico per la presenza di fibrillazione atriale (FA) e richiedono quindi un trattamento anticoagulante per la prevenzione dello stroke ischemico. I cardiologi preferiscono a tale proposito l’uso di anticoagulanti diretti rispetto all’uso di farmaci antiVitamina K, in quanto percepiti come più sicuri.

Un aspetto interessante da notare è rappresentato dal fatto che nessuno dei cardiologi intervistati ritiene che la facilità alle cadute rappresenti un’indicazione a sospendere il trattamento anticoagulante. Questo dato è molto importante nella pratica clinica, dove la decisione sull’indicazione al trattamento spesso viene posta in dubbio in relazione proprio al rischio di cadute. Già in passato era stato segnalato che la facilità alle cadute, pur associandosi ad un moderato aumento del rischio di emorragia intracranica, non controindica di per sé l’uso di anticoagulanti. Infatti i soggetti molto anziani hanno un elevato rischio di stroke ischemico, pertanto traggono comunque beneficio dal trattamento anticoagulante, soprattutto quando hanno molti fattori di rischio embolico associati, così come accade nel paziente fragile2.

Infine la maggior parte dei cardiologi intervistati sottolinea come ritenga necessario che l’approccio al soggetto fragile con aritmia cardiaca avvenga in maniera multidisciplinare, per favorire il migliore trattamento della complessità dei problemi che questi pazienti portano. La ricerca è quindi uno spaccato interessante dell’attività di Centri Cardiologici ad elevata competenza, che fornisce suggerimenti rilevanti a tutti coloro che si trovano quotidianamente ad affrontare la gestione dei sempre più frequenti pazienti fragili.

Bibliografia

  1. Fumagalli S, Potpara TS, Bjerregaard Larsen T, Haugaa KH, Dobreanu D, Proclemer A, Dagres N. Frailty syndrome: an emerging clinical problem in the everyday management of clinical arrhythmias. The results of the European Heart Rhythm Association survey. Europace. 2017;19:1896-1902. doi: 10.1093/europace/eux288.
  2. Gage BF1, Birman-Deych E, Kerzner R, Radford MJ, Nilasena DS, Rich MWG. Incidence of intracranial hemorrhage in patients with atrial fibrillation who are prone to fall. Am J Med. 2005;118:612-7.

Daniela Poli

Centro Trombosi - SOD Malattie Aterotrombotiche - AOU Careggi Firenze

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