L’individuazione dei pazienti con embolia polmonare (EP) acuta emodinamicamente stabili però ad alto rischio di complicanze a breve termine, quali morte o shock, è di fondamentale importanza clinica, ma non di facile attuazione. Per questo, sono stati proposti diversi modelli di stratificazione del rischio, in cui viene attribuito un punteggio a parametri che esplorano la funzionalità cardiaca, respiratoria e il danno miocardico.

Un gruppo di ricercatori italiani ha identificato un modello più preciso per stabilire quali pazienti con embolia polmonare (EP) sono a rischio di complicanze entro breve tempo dall’episodio. Questo consente di prevenire più efficacemente eventi come morte o shock nella prima settimana dopo l’episodio di embolia polmonare.

Recentemente, un gruppo di ricercatori italiani, coordinato da Simone Vanni, dell’Ospedale di Careggi, Firenze, ha condotto uno studio retrospettivo multicentrico in cui sono stati applicati 3 modelli di stratificazione del rischio, l’ESC 20141, il Bova2 ed il TELOS3, ad una coorte di 994 pazienti con diagnosi di EP, stabili emodinamicamente, allo scopo di confrontarne la capacità prognostica4.

I risultati dello studio mostrano che i tre modelli sono in grado di identificare, senza differenze significative tra loro, il subset di pazienti con EP a rischio intermedio/alto di complicanze a 7 giorni. Inoltre, i ricercatori, hanno evidenziato che l’aggiunta al Bova score dei livelli di lattato del sangue arterioso, parametro che, se alterato, è stato dimostrato essere un marcatore di prognosi infausta in pazienti con EP3,5,6, aumenta significativamente la predittività di questo modello rispetto all’ESC 2014 e al TELOS (p<0.01).
Il nuovo score di stratificazione del rischio, proposto dagli autori, è quindi più efficace nell’individuare i pazienti a rischio intermedio/alto di morte ed instabilità emodinamica nei 7 giorni dopo la diagnosi di EP che possano quindi beneficiare di un trattamento più invasivo e di un più stretto monitoraggio clinico. Questi dati attendono conferme su casistiche più ampie, in studi clinici prospettici. 

Bibliografia

  1. Konstantinides SV, Torbicki A, Agnelli G, et al. Guidelines on the diagnosis and management of acute pulmonary embolism: the Task Force for the Diagnosis and Management of Acute Pulmonary Embolism of the European Society of Cardiology. Eur Heart J 2014; 35:3033–3080.
  2. Bova C, Sanchez O, Prandoni P, et al. Identification of intermediate-risk patients with acute symptomatic pulmonary embolism. Eur Respir J 2014; 44:694–703.
  3. Vanni S, Jimenez D, Nazerian P, et al. Short-term clinical outcome of normotensive patients with acute PE and high plasma lactate. Thorax 2015; 70:333–338.
  4. Vanni S, Nazerian P, Bova C, et al. Comparison of clinical scores for identification of patients with pulmonary embolism at intermediate–high risk of adverse clinical outcome: the prognostic role of plasma lactateIntern Emerg Med 2017; 12:657–665.
  5. Vanni S, Viviani G, Baioni M, et al. Prognostic value of plasma lactate levels among patients with acute pulmonary embolism: the thrombo-embolism lactate outcome study. Ann Emerg Med 2013; 61:330–338.
  6. Vanni S, Socci F, Pepe G, et al. High plasma lactate levels are associated with increased risk of in-hospital mortality in patients with pulmonary embolism. Acad Emerg Med 2011; 18:830–835.

Caterina Cenci

Medico in formazione specialistica in Medicina Interna presso l'Università degli Studi di Firenze

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