È stato condotto uno studio osservazionale multicentrico prospettico nell'ambito di una collaborazione fra FCSA ed il registro START.

Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista Internal and Emergency Medicine1, coordinato da Gualtiero Palareti analizza i cambiamenti avvenuti negli ultimi 20 anni nella terapia anticoagulante dei pazienti seguiti in Italia dai Centri FCSA (Federazione dei Centri per la diagnosi della trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche). Gli Antagonisti della Vitamina K (AVK), warfarin ed acenocumarolo, sono ancora i farmaci anticoagulanti più utilizzati nel mondo. Una corretta gestione di tali farmaci è essenziale per garantirne elevata sicurezza ed efficacia.

Le caratteristiche dei pazienti ed i risultati della terapia sono stati analizzati e confrontati con quelli del famoso studio ISCOAT2, uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet nel 1996-97 che aveva costituito una pietra miliare nel dimostrare che la terapia con AVK gestita in modo professionale ed organizzato dai Centri FCSA offriva eccellenti risultati in termini di efficacia e, soprattutto, di sicurezza evidenziando, su un numero di pazienti ed una durata di follow-up record fino ad allora, un'incidenza di complicanze emorragiche nettamente inferiore a quanto precedentemente riportato nella letteratura medica.

Nel nuovo studio sono stati inclusi 5707 pazienti che hanno iniziato per la prima volta la terapia anticoagulante con AVK: 53% di pazienti maschi, con un'età media di 73 anni, 61.6% dei quali trattati per fibrillazione atriale (FA) e 28% per tromboembolismo venoso. Durante gli 8906 anni-paziente di follow-up emorragie gravi si sono sviluppate in 123 pazienti (1.38% anni-paziente, con una mortalità da emorragia grave di 0.11%anni-paziente), mentre le emorragie definite non gravi, ma clinicamente rilevanti, sono state 144 (1.62% anni paziente). Le emorragie sono state più frequenti nei pazienti anziani > (p=0.04) e durante i primi 3 mesi dall'inizio della terapia con AVK (p=0.02). La percentuale di emorragie è stata di 2.5% anni paziente per valori di INR <3.0, risultando incrementata a 12.5% per valori di INR > 4.5. Gli eventi tromboembolici registrati sono stati 47 (0.53% anni -paziente, 4 dei quali fatali per una incidenza di 0.04% anni-paziente).

Paragonando il nuovo studio con quello denominato ISCOAT 1996-97, la percentuale di pazienti con età > 80 anni è aumentata da 8% a 28% (p<0.01) ed i pazienti trattati per fibrillazione atriale sono aumentati da 17% a 61%. La qualità della terapia anticoagulante e l'incidenza di emorragie gravi non sono risultate significativamente differenti nel nuovo studio, rispetto ai dati di 20 anni fa. Tuttavia l'incidenza di complicanze trombotiche è notevolmente ridotta da 3.5% a 0.53% anni-paziente (p<0.01) con ridotta mortalità. I pazienti trattati con AVK seguiti dai centri Italiani FCSA possono dunque contare su ottimi risultati clinici, con bassa incidenza di complicanze sia emorragiche che tromboemboliche. Le variazioni più importanti in questi ultimi 20 anni appaiono essere un cambiamento della popolazione trattata ed un miglioramento nell'efficacia della terapia nel ridurre gli eventi tromboembolici.

Bibliografia
1. Palareti G et al, Vitamin K antagonist therapy: changes in the treated populations and in management results in Italian anticoagulation clinics compared with those recorded 20 years ago. Intern Emerg Med. 2017 May 13. doi: 10.1007/s11739-017-1678-9. [Epub ahead of print]
2. Palareti G. et al. Bleedingcomplications of oralanticoagulant treatment: an inception-cohort, prospective collaborative study (ISCOAT). ItalianStudy on Complications of OralAnticoagulantTherapy. Lancet. 1996 Aug 17;348(9025):423-8

Marco Moia

Responsabile dell'Unità Operativa Semplice di Fisiopatologia della Coagulazione presso la Fondazione Ca' Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano

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