Nel febbraio scorso Alessandro Di Minno e collaboratori hanno pubblicato su Blood Rev1 una rassegna delle interazioni tra vecchi, nuovi anticoagulanti e farmaci, erbe e cibo. La rassegna credo sia di grande valore pratico perché facilmente consultabile.

Nel corso degli anni le interazioni tra warfarin e prodotti da banco a base di prodotti, sono stati ampiamente studiati per capire se il loro utilizzo può aumentare l’INR o causare sanguinamenti, e ora i dati sono molti.
Non è altrettanto vero per i nuovi anticoagulanti orali, per i quali è necessario fare ulteriori studi.

Consiglio di scaricare questa rassegna (l’accesso è libero da PubMed) e di tenerla in ambulatorio a portata di mano. Non è infatti possibile ricordare tutte le interazioni cui bisogna dare attenzione.
In particolare, oltre a prendere in esame i farmaci interferenti con gli anticoagulanti orali tradizionali e di nuova generazione, gli autori hanno preso in considerazione l’interazione tra warfarin ed erbe o prodotti da banco come camomilla, erba di San Giovanni, latte di soia, ginseng, Ginkgo biloba e tè verde allo scopo di chiarire se il loro consumo può incrementare o meno l’INR e essere pericoloso in termini di rischio emorragico e/o trombotico.
Se per gli antivitamina K (AVK) i dati della letteratura sono numerosi e molto si sa su questo argomento, non si può dire lo stesso per i NAO la cui interazione con questi prodotti è ancora scarsamente conosciuta.

Gli autori giustamente scrivono che saranno necessari studi di fase IV dedicati per acquisire una conoscenza un po' più profonda di questi aspetti. La rassegna si sofferma inoltre sul ruolo potenzialmente pericoloso degli induttori/inibitori del CYP3A4 e della P-glicoproteina in pazienti in trattamento con i NAO fornendo un dettagliato elenco di queste molecole. Ancora, il lavoro di Di Minno e coll. presenta una lunga lista di voci bibliografiche utili all’approfondimento dello studio personale sui vecchi e nuovi anticoagulanti orali. Infine, questa rassegna mi è sembrata fruibile anche dai pazienti che possono andare a cercare un determinato presidio terapeutico o, in particolare, di erboristeria che assumono e valutarne loro stessi il grado di sicurezza.
Non sto dicendo che i pazienti devono da soli decidere se continuare o meno ad assumere questo o quel preparato - intendo che potrebbero essere in questo modo maggiormente responsabilizzati sulle terapie che gli vengono prescritte, e di conseguenza esporre i propri dubbi al medico di base o ai medici dei Centri Trombosi. Molto spesso, infatti, di erboristeria non si parla perché i suoi prodotti non vengono considerati farmaci. In realtà è un concetto sbagliato. I medici dovrebbero sempre includere nell’anamnesi anche la possibilità che quel paziente assuma prodotti non “ortodossi”.

Bibliografia
1. Di Minno A, Frigerio B, Spadarella G, Ravani A, Sansaro D, Amato M, Kitzmiller JP, Pepi M, Tremoli E, Baldassarre D. Old and new oral anticoagulants: Food, herbal medicines and drug interactions. Blood Rev. 2017 Feb 5.





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