Farmaci anticoagulanti

I farmaci anticoagulanti curano o prevengono la trombosi (occlusione vascolare), mediante lo scioglimento del coagulo (o trombo) intravasale (in questo caso si parla di “trattamento”) o impedendo che esso si riformi dopo un primo evento trombotico (in questo caso si parla di “profilassi”). A differenza di molti altri farmaci, l’efficacia e la sicurezza degli anticoagulanti non è sempre prevedibile, quando il farmaco è somministrato a dose fissa. A volte diventa importante valutarne efficacia e sicurezza, aggiustandone la dose mediante un test di laboratorio. A questo riguardo esistono però, importanti differenze fra i diversi farmaci anticoagulanti.


E’ somministrata (endovena o sottocute) in ambito ospedaliero per il trattamento della trombosi venosa profonda degli arti inferiori (TVP) o dell’embolia polmonare (EP) e richiede un continuo controllo di laboratorio mediante un test di coagulazione denominato “tempo di tromboplastina parziale attivato (APTT)”. L’eparina non frazionata, quando usata per la profilassi della TVP/EP non necessita di norma di un controllo di laboratorio e la dose può essere fissa.

E’ somministrata sottocute, non necessita in generale di alcun controllo di laboratorio e la dose per il trattamento o la profilassi della TVP/EP può essere fissa, sulla base della condizione clinica e del peso corporeo de paziente. Esistono, però, casi particolari per i quali è necessario un controllo di laboratorio, che si esegue mediante un test denominato misura dell’attività inibitoria al fattore Xa (anti-FXa). I casi in questione riguardano la gravidanza, il trattamento prolungato, l’età pediatrica, l’insufficienza renale e tutti i casi per i quali si registrano eventi trombotici e/o emorragici in corso di terapia. L’uso di LMWH per la profilassi della TVP/EP non richiede di regola alcun controllo di laboratorio.

Gli AVK (più comunemente chiamati “cumadin” e “sintrom”) sono farmaci per uso orale. La dose efficace e sicura non può essere predetta sulla base della condizione clinica e/o delle caratteristiche del paziente. Pertanto, per gli AVK è richiesto un controllo di laboratorio continuo e frequente, mediante il quale è possibile “aggiustare” la dose individualizzandola per il singolo paziente. Il test usato per questo scopo è denominato “tempo di protrombina” (PT), il cui risultato deve essere espresso in una scala “universale” chiamata “rapporto internazionale normalizzato” (INR).

L’INR ha costituito una svolta epocale nella storia dell’anticoagulazione ed è attualmente raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. “L’intervallo terapeutico” entro il quale deve essere mantenuto il paziente varia da 2.0 a 3.0 nella scala INR. In parole semplici, questo significa che la dose efficace e sicura del farmaco deve essere tale da “scoagulare” il sangue del paziente da 2 a 3 volte rispetto a quello del sangue normale. Al di fuori di questo intervallo la terapia potrebbe non essere efficace e sicura. Il rischio emorragico è tanto più elevato quanto più l’INR è maggiore di 3.0; di contro il rischio trombotico è tanto più elevato quanto l’INR è minore di 2.0.

Esistono in commercio farmaci anticoagulanti orali, il cui meccanismo d’azione è diverso da quello delle eparine o AVK (cumadin e sintrom). Essi hanno come bersaglio diretto alcuni fattori della coagulazione del sangue. Al momento gli AOD approvati per il trattamento/profilassi della TVP/EP e per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale sono: dabigatran (Pradaxa), rivaroxaban (Xarelto), apixaban (Eliquis) e edoxaban (Lixiana), non ancora approvato in Italia.

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