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La crescente incidenza di tromboembolismo venoso riscontrata, negli ultimi anni, in varie casistiche pediatriche è attribuibile ad una maggior capacità diagnostica, ed anche ad un reale incremento di incidenza della patologia.

Il più alto livello di sospetto clinico ed il miglioramento delle tecniche diagnostiche permettono l’identificazione di eventi che in passato rimanevano spesso non diagnosticati. La complessità di pazienti in età pediatrica e neonatale con patologie critiche e l’utilizzo più frequente di cateteri venosi centrali, hanno contribuito ad incrementare la frequenza di episodi trombotici e tromboembolici. Il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) nel bambino si basa fondamentalmente sull’uso di farmaci anticoagulanti e, in alcuni casi, sulla terapia con agenti trombolitici.
La terapia anticoagulante si effettua con: eparina non frazionata (UFH), eparine a basso peso molecolare (EBPM), fondaparinux e warfarina.
Per quanto riguarda i nuovi farmaci anticoagulanti orali (NAO) sono ancora in corso studi clinici su pazienti in età pediatrica, al momento, l’eventuale utilizzo è da considerarsi off-label. Sono disponibili alcune linee guida per il trattamento della trombosi nel bambino, ma sono purtroppo basate su evidenze di spessore scientifico non adeguato. In letteratura non sono presenti studi clinici randomizzati sul trattamento del TEV nel bambino, invece, sono disponibili lavori per la terapia del TEV nell’adulto, dai quali spesso sono stati estrapolati i protocolli applicati nell’età pediatrica. Inoltre, nelle linee guida pediatriche per il trattamento del TEV, mancano ancora riferimenti sull’utilizzo dei nuovi anticoagulanti orali. Le modalità di somministrazione degli anticoagulanti “classici” differiscono rispetto all’adulto per molti aspetti, comprese le tempistiche e le vie utilizzate, talvolta, peculiari soprattutto in età neonatale.
La durata ottimale della terapia anticoagulante del TEV nel bambino non è conosciuta, e le linee guida disponibili utilizzano largamente informazioni derivanti dai dati dell’adulto. Un altro aspetto rilevante riguarda il monitoraggio di laboratorio della terapia nel bambino e di come e quando debba essere fatto. Sono numerosi i fattori che possono influenzare le concentrazioni plasmatiche di tali farmaci in base alle modalità di somministrazione, alle posologie utilizzate ed alla presenza di patologie concomitanti.
Le complicanze della terapia anticoagulante meritano particolare attenzione in età pediatrica e neonatale, e devono essere precocemente identificate e trattate.

Paolo Simioni

Dipartimneto di Medicina (DIMED) – Università di Padova

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