Due chiacchiere tra infermiere e paziente: occhio alla primavera

Fra infermieri e pazienti non sempre c'è il tempo per scambiarsi informazioni perché in ospedale e negli ambulatori manca il tempo, ma...

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L’esperienza di un paziente tra Centri TAO e auto-monitoraggio

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Maurizio, in terapia anticoagulante da un anno e mezzo, con una valvola aortica meccanica...

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Misurazione degli anticoagulanti diretti: si può fare

È appena apparso sul Journal of Thrombosis and Hemostasis uno studio volto a verificare la variabilità nella risposta dei laboratori all'esecuzione dei test di coagulazione di base e dei test utilizzati per la misurazione dei livelli dei nuovi anticoagulanti orali, meglio definiti come anticoagulanti orali diretti.

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I farmaci antipsicotici: un fattore di rischio misconosciuto di TEV e di recidiva di TEV

Un articolo di questi giorni ripropone in termini nuovi un problema antico, e forse riuscirà a convincere anche i più scettici che i farmaci antipsicotici vanno considerati un fattore di rischio tutt’altro che trascurabile di TEV e forse, chissà, anche arteriosi...

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Nel corso dell’ultimo Congresso dell’American Society of Hematology che si è svolto lo scorso dicembre ad Atlanta (USA) sono state presentate varie comunicazioni di interesse clinico nel campo della malattia tromboembolica; ne menzioniamo alcune che ci sembrano rilevanti.

Annatina Schnegg-Kaufmann ha presentato i dati della coorte svizzera SWITCO65+, in cui sono stati analizzati i fattori di rischio di recidiva di tromboembolismo venoso in una coorte di 864 pazienti. Coloro che presentavano livelli aumentati di Growth arrest-specific gene 6 (Gas6), una molecola con funzioni emostatiche ancora poco note, all’esordio presentavano un rischio di recidiva fino a cinque volte maggiore, a differenza dei livelli di D-Dimero. Questo dato, se confermato, potrebbe aprire un nuovo interesse verso i fattori predittivi di ricorrenza.

Jordan Schaefer ha analizzato i dati di una coorte di 6.572 pazienti del Michigan con lo scopo di valutare se l’associazione ASA+warfarin rappresentasse un fattore di maggior rischio emorragico nei pazienti che assumevano ASA senza una precisa indicazione. Si trattava di pazienti più anziani, con maggior numero di fattori di rischio vascolari e score HAS-BLED più elevato. Questi pazienti avevano un rischio significativamente più elevato di eventi emorragici maggiori e minori, senza un apparente beneficio se non un minor tasso apparente di eventi tromboembolici venosi.

Marc Carrier ha presentato un’analisi economica nell’ambito dello studio EINSTEIN-CHOICE, che dimostra come la terapia continuata rivaroxaban 10 mg o 20 mg sia associata con minori costi totali di trattamento degli eventi clinici se confrontata con l’aspirina; i costi totali sono però a favore dell’ASA e potrebbero tornare a vantaggio di rivaroxaban con una negoziazione di sconto di rivaroxaban di almeno il 15% rispetto al prezzo di marketing statunitense del 2016.

Holger Schünemann ha valutato attraverso una meta-analisi individuale di 7 studi randomizzati la capacità predittiva dello score di Khorana a identificare i pazienti a maggior rischio trombotico. Sono stati analizzati i dati di 3403 pazienti randomizzati a placebo; questi hanno presentato a sei mesi un rischio trombotico pari a 9.8% nel gruppo ad alto rischio, 6.4% in quelli a rischio intermedio-basso. La capacità predittiva era largamente determinata dai pazienti con tumore solido non polmonare, poiché nei casi polmonari la capacità discriminativa era molto bassa.

Adi Klil-Drori ha presentato i dati di uno studio su 26.357 pazienti con FA, di cui 4.273 con insufficienza renale cronica. Nei pazienti in terapia anticoagulante con NAO, i tassi di ospedalizzazione per insufficienza renale acuta erano tutti inferiori ai pazienti in terapia con warfarin, sia in assenza che in presenza di pregressa insufficienza renale cronica. Questi dati sembrano meritevoli di ulteriori studi.

Alberto Tosetto

Dirigente medico, Divisione di Ematologia, Ospedale S. Bortolo, Vicenza

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